X

Benvenuti nel sito ufficiale di Champagne

Visitando questo sito, certifico di avere l’età legale per bere bevande alcoliche nel mio paese di residenza

MENU CLOSE

showsearch
Non è Champagne se non è della Champagne
  • facebook
  • twitter
  • pinterest
  • youtube
  • google+
  • wechat
  • rss

Dalla vite al vino

Cos'è lo Champagne?

>

Storia dello Champagne

Un vino raro

Sacro fin dall’inizio

Fino al Medioevo, nei paesi di fede cristiana, gli ordini religiosi sviluppano la coltivazione della vite: il vino è consacrato e bevuto durante la messa.

L’intreccio tra storia e geografia ha donato agli Champagne un destino straordinario.

Fu proprio a Reims che San Remigio, vescovo della città, che abitava in una villa circondata dai vigneti, battezzò Clodoveo quando si convertì. Il primo re di Francia fu così incoronato in Champagne e i vini consacrati in quella sera del Natale del 496.

Alcuni secoli dopo, il matrimonio di Giovanna di Navarra con Filippo il Bello legò definitivamente il destino della contea di Champagne alle sorti della corona di Francia.

Consacrato dalla storia

Dall’898 al 1825, la città di Reims, sita nel cuore della regione, fu teatro delle celebrazioni per le investiture dei re di Francia. Alle cerimonie si accompagnavano festeggiamenti, durante i quali i vini di Champagne scorrevano a fiumi. Ben presto apprezzati per gusto e finezza, essi assursero a doni con cui omaggiare i monarchi in visita alla regione. Francesco I ne ricevette molte botti così come Maria Stuart. Di passaggio nella città delle incoronazioni, si racconta di centinaia di “pinte” offerte a Luigi XIV per la sua investitura.

A partire dal XII secolo, la reputazione dei vini di Champagne varcò le frontiere e il loro prestigio continuò a crescere.

Il 14 luglio 1790, per la festa della Federazione a Champ de Mars, solo lo Champagne è ritenuto degno di incoraggiare i rivoluzionari.

Qualche anno più tardi, tutti i principi convenuti al Congresso di Vienna raccontano l’onnipresenza dello Champagne tra il settembre del 1814 e il giugno del 1815. Tra feste e cene, “lo spirito frizzante come il vino di Champagne” unì per primo i partecipanti.

Lo Champagne ha in seguito consacrato grandi trattati e non molto tempo fa quello di Maastricht. È ancora richiesto da quanti nel mondo vogliono sottolineare l’importanza di un momento storico. La stessa regina Pomaré di Tahiti, secondo Pierre Loti, volle parecchie casse di Champagne per festeggiare la consacrazione di un tempio pagano sulla sua isola. Simbolo di eccellenza, lo Champagne figura sempre in buona posizione nei menu dei grandi matrimoni reali da secoli. È stato l’invitato magico e spettacolare delle grandi esposizioni universali del 1889 e del 1900 a Bruxelles e a Parigi e, con l’andare del tempo, ha confermato la sua immagine di vino d’eccezione. Oggi più che mai ricorre a lui quando si vuole sottolineare la rarità o la grandezza di un evento.

La rara emozione delle prime volte

Dopo Clodoveo, lo Champagne è rimasto legato ai battesimi con cui si festeggia la gioia delle prime volte.

Non è dato a tutti i vini di avere l’onore di inaugurare lo scafo delle più belle navi del mondo in occasione del loro varo. Che sia il Great Britain nel 1843, il France o… la barca dei sogni!

Lo Champagne naturalmente era presente in occasione dei voli inaugurali del Concorde e quando si unirono i due tronconi, quello francese e quello inglese, del tunnel sotto la Manica.

È stato servito sicuramente ben fresco quando Maurice Herzog ha condiviso con gli amici “la” bottiglia della prima salita all’Annapurna. Ed è ancora Champagne quello bevuto da Pierre Mazeaud nel 1978 sulla cima dell’Everest, come prima di lui aveva fatto la squadra della Croisière Jaune di André Citroën sul tetto del mondo nel 1931. Fu una bella prima volta anche per Jean-Loup Chrétien per il suo viaggio nell’astronave sovietica. Appena giunto a terra, fedele a una tradizione iniziata dai pionieri dell’aviazione, reclamò una coppa di Champagne.

Ma è anche il vino degli ultimi istanti

Nel 1793, Filippo d’Orléans è alla Conciergerie in attesa di comparire di fronte al tribunale rivoluzionario. Desideroso di godere degli ultimi momenti, chiede di degustare con calma qualche bottiglia del vino dei re.

Qualche anno più tardi, Napoleone è in Russia dove batte l’armata dello Zar a Smolensk. I nobili locali si consolano con lo Champagne “delizioso benché francese”.

Le grandi occasioni

Che siano occasioni davvero rare o comuqnue vissute come se lo fossero, abbiamo ormai l’abitudine di celebrarle con lo Champagne. Le vittorie sportive per esempio, sono diventate il momento per bagnare generosamente pubblico e campioni e per entrare nella leggenda tenendo tra le mani una bottiglia mitica. Solitario e coraggioso, Gérard d’Aboville, obbligato a bere acqua per 72 giorni in mare, stappò Champagne appena toccò terra. Come fanno tutti i piccoli e grandi eroi che ovunque nel mondo vogliono celebrare le loro conquiste..

Un vino di talento

Il nettare dei sovrani

Re, principi e nobili sono stati i primi appassionati di Champagne. Sono loro che faranno conoscere l’eccellenza di questo vino e ne saranno i migliori ambasciatori. Gli aneddoti non mancano: quando Carlo VI ricevette in visita il re di Boemia nel XIV secolo, il buon esito dell’incontro fu attribuito alle qualità diplomatiche dello Champagne.

Sappiamo anche che Federico II di Prussia era talmente pazzo per lo Champagne che lo offrì ai membri della sua Accademia perché valutassero “scientificamente” la differenza rispetto agli altri vini.

Alla Corte di Francia, gli storici riferiscono dell’inclinazione di Maria Antonietta, di Madame de Pompadour e, certo, del Reggente verso questo vino, tanto che non potevano immaginare le loro celebri cene senza Champagne a profusione. Quando Luigi XV fa dipingere il celebre “Déjeuner d’huîtres” da Jean-François De Troy per la sua sala da pranzo, lo Champagne vi è raffigurato come “vin de choix”. È noto che lo Zar Alessandro I se ne faceva inviare considerevoli quantità secondo i suoi capricci e fece anche realizzare bottiglie in cristallo per il suo consumo personale.

Qualche anno più tardi appassionò un altro russo, Krusciov.Il re Edoardo VII, come molti monarchi inglesi, amava quell’effervescenza “so frenchy”.

Oggi, nel mondo, tutti i grandi hannoil loro Champagne preferito. Le loro scelte, come le loro idee politiche, sono le più diverse. La diversità dello Champagne lo permette.

Un vino celebre come coloro che ha ispirato

Voltaire scrive in una satira del 1736:“Di questo vino fresco la spuma frizzante dei nostri Francesi è l’immagine brillante”. Quando Chopin parte per Maiorca per vivere il suo grande amore con George Sand, confessa che questo vino lo rende spirituale e un po’ folle. Un altro grande scrittore, Alexandre Dumas, asserisce di aver posto una coppa di Champagne a fianco del proprio calamaio augurando alla propria penna un’ispirazione spumeggiante. Lo Champagne scioglie anche la lingua. Léon Daudet racconta di una duello letterario tra Barrès e Mallarmé in cui lo Champagne fede da arbitro divertito. Anche i grandi musicisti hanno provato forti emozioni per lo Champagne. Beethoven ne tesse le lodi, mentre Richard Wagner, dopo l’amara delusione del fiasco del Tannhauser a Parigi, si riconcilia con la Francia soltanto grazie a questo vino “che, solo, gli restituisce il gusto per la vita”.

Anche numerosi pittori hanno inserito lo Champagne nei loro quadri. Lo vediamo con Utrillo e con Manet, che lo dipinge nel suo celebre quadro “Bar aux Folies Bergère” e tra i due innamorati a tavola “Chez le père Lathuile”.

Una stella per le stelle

Le bollicine dello Champagne sono attratte da chi risplende. Alcuni non nascondono di non poterne fare a meno.

Marlene Dietrich annotava nelle proprie Memorie di amare lo Champagne “perché dà l’impressione che sia domenica e che siano in arrivo tempi migliori”. Nel film Ninotchka, Greta Garbo interpreta una giovane russa che scopre lo Champagne durante una visita a Parigi. Audrey Hepburn, Jeanne Moreau, Marylin Monroe e Juliette Binoche, fra tante altre, hanno spesso interpretato eroine innamorate dello Champagne.Mistinguett e Maurice Chevalier l’hanno cantato e celebrato, così come Jacques Higelin e Serge Gainsbourg.

Un vino eroe romanzesco

Da Puskin a Henry Miller, Hemingway, e poi Balzac, Zola, Maupassant e Colette; e ancora Françoise Sagan, John Le Carré e Frédéric Dard, fino a Ian Fleming, il padre di James Bond, non si contano i romanzieri che gli hanno dato vita nelle loro parole ispirate. Truman Capote, uno degli scrittori americani più provocatori, affermò che per ridere in faccia alla morte nulla era meglio di un bicchiere di Champagne. Arsène Lupin tra uno Champagne brut e uno Champagne doux non ha dubbi, preferisce l’extra-brut. Amélie Nothomb, grande amante dello Champagne, gli dedica numerose pagine in parecchi dei suoi romanzi.

Winston Churchill ne parla nelle sue memorie: lo scrittore, il politico e l’uomo di gusto concordano nel ritenere che loChampagne è un piacere quotidiano per chi sa che cosa significa vivere!

Il dono della gioia

Libertino

A partire dal tardo Seicento, gli champenois iniziarono a padroneggiare il fenomeno dell’effervescenza. Ormai, il vino non era più appannaggio degli uomini di Chiesa e occupava un posto sempre più di rilievo nei festeggiamenti.

La sua seducente leggerezza incantava ed estasiava i libertini dei XVIII secolo. La sposa di Filippo d’Orléans racconta l’infatuazione delle donne del suo tempo per il vino “saute-bouchon”, che faceva saltare i tappi.

Se ne beveva durante le cene a Palazzo Reale. Eloquenti le tracce lasciate dagli ordinativi della marchesa di Pompadour per le sue feste campestri.

Nel 1739, al ballo in maschera dell’Hotel de Ville, si bevvero non meno di 1800 bottiglie di Champagne. E Casanova lo cita nelle sue memorie come un ingrediente indispensabile delle sue serate di seduttore.

Internazionale

I vini di Champagne iniziarono molto presto a varcare i confini nazionali. Tenaci e avventurosi, gli champenois partirono per portare il loro prezioso vino in ogni continente. I primi a innamorarsene furono gli inglesi. Lo Champagne divenne un "must" per la corte reale e per i dandy come Beau Brummel e Sheridan. Quando, nel settembre del 1815, durante una parata militare al Camp de Vertus, nel cuore della Champagne, lo zar Alessandro I organizzò una cena che durò quattro giorni, ai 300 invitati fu servito un menù creato dal grande cuoco francese Carême in cui lo Champagne fu il principale abbinamento. Solo pochi anni più tardi, a New York e sulla costa della California si ballava e si cantavalevando flûte di Champagne.

Agli inizi del XX secolo, lo Champagne si era guadagnato in tutto il mondo la reputazione di vino ideale per gli incontri conviviali cui si voleva dare un tocco di classe e di eleganza.

Popolare

Alla fine del XIX secolo, l’incremento della velocità nei trasporti, e in particolar modo la diffusione della rete ferroviaria, permise allo Champagne di essere presente in ogni festeggiamento. Era servito nei caffè sui Grands Boulevards, al Café Anglais, alla Tour d'Argent, al Jockey Club e alla Taverne Olympia. Veniva ordinato da tutti ed era chiamato semplicemente "Champ".Con la fine della guerra del 1870, lo Champagne si democratizza. Feydeau e Offenbach lo menzionano in alcune loro opere mentre nell'opera "Il pipistrello”" di Johann Strauss si canta "Sua Maestà Champagne è il Re, lasciateci mettere in riga dalle sue regole". Anche nel primo atto della Traviata di Verdi si alzano i calici. Mentre tutta l’Europa vive i “ruggenti anni Venti”, l’immaginazione di chi frequenta i luoghi alla moda ha un solo limite: sono pronti a provare tutto... a condizione che ci sia lo Champagne. Se ne ordina ovunque: a Parigi, a Deauville, à Biarritz e a Monte-Carlo, al ballo dei Petits Lits Blancs, ai ricevimenti di Boni de Castellane nel suo palazzo di marmo rosa, in Avenue du Bois, in tutti i balli della principessa Murat o di Clermont-Tonnerre le cui celebri Feste persiane resteranno nella memoria dei contemporanei. Oltre ad arredi pazzeschi e a centinaia di invitati con costumi sontuosi, c’erano elefanti, cavalli e fontane di Champagne!

Generoso

Quando il generale Eisenhower stabilì il suo quartier generale a Reims nel febbraio del 1945, fu chiaro che la liberazione della Francia sarebbe stata festeggiata con lo Champagne – e che festa! A partire dal XX secolo, lo Champagne è diventato il vino che unisce le persone e favorisce la convivialità.

Negli ultimi anni è diventato impensabile festeggiare senza Champagne. Che sia la festa imperiale organizzata dall'ultimo Scià di Persia tra le rovine di Persepoli per celebrare i 2500 anni della creazione dell'Impero, lapiù democratica celebrazione del bicentenario della Rivoluzione Francese o la cerimonia di apertura della Coppa del mondo del 1998, lo Champagne è presente.

E questo vale anche per i festival cinematografici, gli eventi culturali, le manifestazioni sportive, le commemorazioni e gli anniversari. Accompagnamento delle feste più belle, lo Champagne è diventato anche il vino preferito per festeggiare la fine d’anno.

  • porttorrent.com